Smartphone e tablet per disabili: la via dell'integrazione firmata Tiflosystem

Smartphone e tablet per disabili: la via dell'integrazione firmata Tiflosystem

Davide Cervellin è cieco ed è un visionario a tempo pieno. Nella sua impresa, la Tiflosystem di Piombino Dese (Padova), progetta e produce ausili che sono supporto nella vita dei disabili, in particolare dei ciechi. La sua rivoluzione permanente è semplice: i disabili hanno bisogni insoddisfatti, se quei bisogni sono soddisfatti, i disabili smettono le vesti degli assistiti per diventare autonomi, produttori di reddito e dunque leva per l’economia. Facile, no?

Oggi, alla Tiflosystem, trent’anni di attività per i quali si è mosso con un video di auguri anche Andrea Bocelli, si realizzano strumenti quali Maestro, una macchina per la lettura a uso dei ciechi; Fox, macchina di lettura portatile; Volo, un video ottico leggero e orientabile, cioè un vero e proprio sistema ingrandente per ipovedenti e sono tutti strumenti che possono essere connessi con smartphone e tablet. Per non dimenticare lo SmartVision, primo smartphone accessibile alle persone cieche che può essere utilizzato con touch screen, tastiera o comandi vocali, e il Braille Sense Mini, tablet braille con sintesi vocale grazie al quale i non vedenti possono navigare in autonomia sul web.

“Se soddisfiamo i bisogni dei disabili, i disabili smettono le vesti degli assistiti per diventare autonomi, produttori di reddito e leva per l’economia ”

Tiflosystem, una decina di addetti, 2,6 milioni di fatturato e leader riconosciuto a livello mondiale nelle strumentazioni per disabili, è l’evoluzione dell’animo visionario di Cervellin, un 58enne che ti conquista con tecnologia di frontiera e le sue camminate purificatrici con l’inseparabile cane Roy lungo l’argine del fiume. «A metà anni 80 – spiega l’imprenditore – lavoravo come programmatore alle Generali e, dopo un viaggio in Germania, avevo fatto acquistare il primo terminale braille: così, io, cieco, potevo competere con gli altri perché ero come gli altri». E il pensiero successivo è stata un’equazione: «Se io ero diventato autonomo perché non rendere il mio percorso accessibile anche agli altri disabili?». Magari facendo tesoro dell’esperienza di cui Cervellin, come presidente della sezione di Treviso dell’Unione italiana ciechi, si era reso protagonista: a Treviso aveva fondato il primo centro informatizzato di stampa in braille, sfruttando l'idea geniale dell’ingegner Enzo Talamini, collega alle Generali, che aveva creato il programma PcBra utilizzabile da tutti per cui le parole scritte diventavano un file in braille poi stampabile.
Era maturo il tempo per dar concretezza a tante sollecitazioni: è il 1987 e Davide, con la moglie Lucia Guderzo, donna antica dalla concretezza tetragona, e con l’ingegner Talamini fondano Tiflosystem, semplicemente “i sistemi per i ciechi” (dal greco tiflos cieco). Cervellin investe i 35 milioni di lire della liquidazione delle Generali e l’amico Luciano Pelizzon gli presta altri 20 milioni. La prima sede è un monolocale a Mestre, poi sempre nella città veneta, uno spazio di 400 mq, dove ci si concentra sulle macchinette da video scrittura per i ciechi. Gli ordini arrivano da tutta Italia, Davide inizia a girare il mondo per scoprire i prodotti di altri Paesi: «Nell’88 un viaggio negli Usa – ricorda – mi fece capire che eravamo sulla strada giusta: se si costruiscono treni per i normodotati, servono protesi per chi ha perso gli arti. E intorno a me vedevo tante persone che avevano bisogno di mezzi per vivere appieno la vita. Il mercato c’era». Un mutuo per trasf erirsi nell’attuale sede di Piombino Dese. I progetti realizzati sono decine: la Casa-ufficio intelligente Lucy dove, grazie alla domotica, un disabile è del tutto autonomo, fino al programma WinLucy che agevola i ciechi nella lettura dei quotidiani. Questo programma, in particolare, è un fiore all’occhiello di Davide, è nato dopo la scomparsa prematura della moglie Lucia e viene distribuito gratuitamente a tutti i ciechi dalla Fondazione intitolata proprio a Lucia Guderzo.

“L’assolutezza del destino costruisce e disfa il mondo, le persone. Desideri e ti senti vivo. Smetti di desiderare e perdi vita”.

La ricerca continua, non esistono frontiere: presenza ai maggiori eventi espositivi di settore (San Diego, Orlando, Francoforte, Pechino e Tokyo) e presenza sul territorio italiano con le due partecipate: Free Vision per Sicilia e Calabria e Soluzione 104 per Napoli e il Centro Italia. La curiosità di Davide è stella polare e per lui potrebbe valere quanto dice la protagonista, costretta in carrozzina, del libro di Alessandra Sarchi, La notte ha la mia voce (Einaudi): «L’assolutezza del destino costruisce e disfa il mondo, le persone. Desideri e ti senti vivo. Smetti di desiderare e perdi vita». Cervellin ha mille progetti e mille vite in una: «Lavoriamo nello stesso modo da trent’anni – spiega – Nasce un’idea, un’intuizione per un oggetto, se non esiste nulla di simile si fa un’analisi di mercato e si parte sviluppando la ricerca soprattutto con consulenti o giovani in apprendistato piuttosto che con le Università per problemi di minori costi e meno burocrazia». Adesso alla Tiflosystem sono concentrati su un sistema che permetta ai ciechi di muoversi in sicurezza riconoscendo gli ostacoli: «È più di un sogno», riconosce Davide, ma forse ci si salva proprio solo sognando, immaginando un domani migliore.

“Nelle scuole ormai non si insegna più il braille. Il sogno è creare un college per i bambini ciechi dove lavorino maestri in grado di valorizzare talenti e capacità nascoste”.

Come quello che Davide e il suo staff stanno inseguendo con il progetto della Fondazione Guderzo sulle scuole per bambini ciechi: «Ormai – spiega l'imprenditore veneto – nelle scuole non si insegna più il braille e i più piccoli restano esclusi da tutto». Le due recenti esperienze di Summer e Winter school hanno raccolto il consenso delle famiglie e – la voce di Davide si ferma per un attimo, quasi conosca l’enormità di quel che sta per dire - «il sogno è un college permanente in cui dare a bambini intelligenti, talentuosi, ma abbandonati e senza strumenti, la fortuna di buoni maestri che ne valorizzino le capacità». Più che un sogno, un segno di sé nel mondo.
Immensità davanti alle quali Davide sobbalza appena: «Il sorriso dei bambini della Summer school è la mia forza». Perché Davide, da cieco, vede e se inciampi sul verbo “vedere” magari ti tira anche le orecchie. Ci saranno gli immancabili Everest italiani della burocrazia; il perbenismo e il pietismo ma quel college nascerà, come pure corsi per dare autonomia ai ciechi: «Stiamo cercando medici da coinvolgere nella masso-fisioterapia: noi ciechi abbiamo sensibilità speciali da valorizzare».

Piccoli passi, dalla tecnologia compensativa più spinta degli smartphone in braille, alle professioni. L’aggettivo impossibile non esiste: il disabile è cittadino del mondo, viaggia, consuma, lavora. Magari nella fattoria dei sensi Toccare il cielo, voluta da Davide a Baone, sui Colli Euganei. Un casolare immenso adibito ad agriturismo, uliveti e vigneti intorno da curare e seguire. Il ritorno alla terra dove tutti siamo uguali perché la storia della Tiflosystem insegna che la fragilità è risorsa e che la vita pulsa nelle piccole cose, negli angoli dei giorni.

di Maria Luisa Colledani