I diritti dei disabili falcidiati dal criterio della spesa storica

ROMA. Poche garanzie per gli studenti con disabilità in vista dell'apertura dell'anno scolastico. Nonostante il via libera, in Conferenza unificata, del riparto dei 70 milioni di euro per il 2016 a favore di regioni ed enti locali per l'assistenza per l'autonomia e la comunicazione personale degli alunni con disabilità fisica o sensoriale e ai servizi di supporto organizzativo di quello d'istruzione per gli allievi con handicap o situazioni di svantaggio. A lanciare l'allarme le associazioni che si occupano di disabilità, denunciando l'iniquità sul diritto allo studio proprio nella divisione di queste risorse. Infatti, secondo l'intesa del 21 luglio in Conferenza unificata sullo schema di decreto di riparto della Presidenza del Consiglio dei ministri, previsto nell'ultima legge di stabilità in seguito alla soppressione delle province della riforma Delrio, si terrà conto per il 60% di questi fondi sul numero effettivo di studenti disabili presenti nelle scuole secondo le statistiche del Miur, mentre il restante 40% verrà calcolato in base alla spesa storica media 2012-24 dichiarata da ciascun ente. Fissare il riparto sulla base della spesa storica «è un atto miope, non equo e discriminatorio», osserva Vincenzo Falabella, presidente della Fish (federazione italiano sostegno handicap). «Vengono, inoltre, estromesse le regioni a statuto speciale (Friuli Venezia Giulia, Sardegna e Sicilia) in modo del tutto immotivato» e «insensato». «Tale scelta di fatto avvantaggia alcune regioni e ne danneggia pesantemente altre», aggiunge Falabella, «il Governo abdica al suo dovere di promuovere servizi omogenei, prima ancora che li velli essenziali, su tutto il territorio nazionale». «Migliaia di alunni disabili visivi», afferma Mario Barbuto presidente dell'unione italiana ciechi, «non sanno se potranno continuare a fruire dei servizi educativi integrativi, in ambito scolastico ed extrascolastico; sei servizi di trascrizione dei libri di testo in caratteri braille e in caratteri di stampa ingranditi; dei servizi di produzione e distribuzione degli ausili tiflodidattici e tifloinformatici; dei servizi di trasporto casa-scuola-casa e delle rette di frequenza degli istituti specializzati». In Sicilia, una delle regioni escluse dal riparto, la locale Anffas si è rivolta sia al governatore Rosario Crocetta per chiedergli «come intenderà affrontare, gestire e finanziare le ex province e i servizi ad esse connessi», sia all'usr per chiedere «rassicurazioni con fatti concreti» per l'avvio del nuovo anno scolastico. La Sicilia, inoltre, è «l'unica regione italiana», sottolinea l'Anffas, «a prevedere che la competenza dell'erogazione del servizio di assistenza igienico personale sia degli enti locali e, quindi, una doppia competenza (degli enti scolastici e degli enti locali) per l'erogazione del medesimo servizio, stante che esso deve essere erogato dai collaboratori scolastici come previsto ai sensi della circolare del ministero della pubblica istruzione n.3390/01 e della contrattazione collettiva nazionale di lavoro del settore».

Fonte:
Italia Oggi del 06-09-2016